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AIKIDO AL PARCO: UNA DIMOSTRAZIONE DI BOKKEN ALL’ APERTO

Domenica 26 maggio a una festa di quartiere che si tiene nel parco di via Livigno, zona nord di Milano, abbiamo organizzato una dimostrazione di Aikido con l’utilizzo del bokken, la spada di legno giapponese. Non ci interessava stupire il pubblico con pose marziali o tecniche spettacolari. Preferivamo mostrare quello che facciamo tutti i giorni nelle sedute di pratica regolare al dojo. Ma è pur vero che ricreare le condizioni di un dojo, il luogo in cui pratichiamo l’Aikido, in un luogo pubblico, all’aperto, in una festa di quartiere, non è facile.

Un dojo “è un po’ come uno scrigno…”. “Certo, è possibile praticare ovunque, adattarsi a tutte le circostanze. Ma è sempre auspicabile?” Facendo un parallelo con la musica, “si può suonare all’aperto, in una palestra, in una scuola, una chiesa, un ospedale, ecc. […] Ma una buona sala da concerto è un’altra cosa. È uno scrigno, dove il musicista, invece di passare il tempo ad adattarsi alla situazione, a compensare la cattiva acustica o altro, può immergersi nell’ascolto, cercare la finezza e far sorgere la musica.” [1]

Il Maestro Tsuda parlava di “un luogo dove lo spazio-tempo è diverso” [2], ed è “per questo che nella Scuola Itsuo Tsuda diamo tanta importanza alla creazione dei Dojo.”[3]
Domenica al parco abbiamo provato a ricreare le condizioni che troviamo al dojo, dove pratichiamo sempre davanti a una calligrafia, che per il Maestro Tsuda rappresentava un altro modo di trasmettere il suo insegnamento.

Abbiamo preparato lo spazio e montato su un cavalletto la calligrafia “Cento fiori”, a proposito della quale il Maestro Tsuda dando un’indicazione a mo’ di titolo disse “a ognuno il suo sbocciare”, ed anche “Cento fiori per indicare la diversità degli uomini”. [4]

Poi, come spiegato all’inizio della dimostrazione e come facciamo in ogni seduta, abbiamo iniziato con la Pratica respiratoria, come il Maestro Itsuo Tsuda chiamava la pratica individuale che precede quella in coppia. Per lui, come per O Sensei Ueshiba, questa parte iniziale è l’occasione di ritrovarsi un po’ alla volta, giorno dopo giorno di armonizzarsi con ciò che ci sta intorno e con noi stessi, in quanto apparteniamo alla Natura, siamo tutt’uno con essa.

Con questo stesso spirito, alla prima parte sono seguite alcune tecniche a coppie con il bokken e una dimostrazione di estrazione di spada giapponese.

L’importanza della pratica, della pratica regolare, non si può veramente spiegare a parole. Come scrive Régis Soavi Sensei, “lo spirito dell’Aikido si trova nella pratica stessa e poco a poco lo si scopre. Ed è un reale godimento questa scoperta. Le persone che iniziano, quando prendono coscienza della sua importanza, entrano pienamente in quest’arte che è la nostra.” [5]
Per noi era interessante praticare all’aperto e incontrare altre persone per far scoprire loro il nostro Aikido, ma la pratica regolare al dojo è un piacere incomparabile che tutti possono provare!

Note

[1] Manon Soavi, Dojo, un autre espace-temps, Dragon Magazine Special Aikido n. 18, 2017, p. 60-63, di prossima traduzione in italiano sul blog della Scuola Itsuo Tsuda.
[2] Itsuo Tsuda. Cœur de Ciel Pur, Éditions Le Courrier du Livre, 2014, p. 113.
[3] Manon Soavi, Dojo, un autre espace-temps, Dragon Magazine Special Aikido n. 18, 2017, p. 60-63.
[4] Itsuo Tsuda. Calligrafie di primavera, Yume editions, 2018, p. 330.
[5] Régis Soavi, L’esprit de l’Aïkido est dans la pratique, Dragon Magazine Special Aikido n. 18, 2017, p. 50-52, trad. it.

 

 

STAGE DI AIKIDO E KATSUGEN UNDO | DAL 10 AL 12 MAGGIO 2019

PROGRAMMA DI STAGE
VENERDÌ 10
17:45 Iscrizioni
18:30 Aikido
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo

SABATO 11
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo
18:30 Ame no Ukihashi ken
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo

DOMENICA 12
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo
12:00 Piccola conferenza di fine stage

Per iscriversi allo stage, compilare questo modulo.

Gli stage proposti sono condotti da Régis Soavi Sensei, e sono aperti  a tutti.

Per maggiori informazioni Scuola Itsuo Tsuda.

 

MISOGI

di Régis Soavi

In questo articolo, a partire da un tema tratto da I-Ching (Khann = l’abissale), Régis Soavi Sensei ci parla dell’Aikido come una pratica di Misogi.

Il Misogi 禊 è una pratica molto presente presso gli shintoisti. Consiste in un’abluzione, a volte sotto una cascata, in un corso d’acqua, o anche nel mare, e permette una purificazione allo stesso tempo fisica e psichica della persona. In un senso più ampio, Misogi include tutto un processo di risveglio spirituale. È anche un’azione che mira a dare sollievo all’essere da quello che l’opprime, per permettergli di risvegliarsi alla vita. L’acqua è sempre stata considerata come uno dei suoi elementi essenziali.

Come l’acqua, l’Aikido permette di realizzare il Misogi
Ō sensei
Morihei Ueshiba il fondatore dell’Aikido ripeteva in continuazione ai suoi allievi che la pratica di quest’arte era prima di tutto un Misogi.
L’Aikido fa parte delle arti marziali giapponesi per le quali il carattere principale, la natura stessa, è proprio come per l’acqua, la fluidità. L’insegnamento di Itsuo Tsuda sensei, che fu per dieci anni uno degli allievi diretti del fondatore Morihei Ueshiba, non fa che confermarlo. Anche se le sue parole sembrano essere state in gran parte dimenticate si ostinava a ripetere: «Nell’Aikido non c’è combattimento, è l’arte di unirsi e separarsi». Tuttavia quando si guarda una seduta si vedono due persone che sembrano lottare l’una contro l’altra. La differenza viene dal fatto che se una di loro svolge il ruolo dell’attaccante, di fatto è un partner, non si troverà davanti alcuna aggressività, alcun gesto ostile, alcuna violenza, anche se dall’attacco deriva una risposta che può essere impressionante per la sua efficacia.
In generale l’Aikido praticato nella Scuola Itsuo Tsuda si presenta come un’arte di una grande morbidezza in cui viene data la massima importanza alla sensazione, all’attenzione verso l’altro, verso colui o colei che è il partner, e la seduta inizia con una prima parte in scioltezza praticata individualmente. Lungi dal cominciare con un riscaldamento muscolare è attraverso degli esercizi, lenti, morbidi ma comunque tonici che si comincia. La coordinazione con la respirazione è indispensabile perché permette di armonizzare il ki e in tal modo di fare un primo passo verso la scoperta di un mondo che possiede una dimensione supplementare, il “Mondo del Ki”.

Il ki, una forza motrice.
Ai, 合 l’unione, l’armonia
Ki, 気 l’energia vitale, la vita
Do, 道 la via, il cammino, tao
Il ki non è un concetto, un’energia mistica, o una sorta di illusione mentale, il ki fa parte dell’ambito del sentire, delle sensazioni. In realtà tutti sanno di cosa si tratta anche se non gli si dà un nome nell’Occidente di oggi. Imparare a sentirlo, a riconoscerlo, a utilizzarlo, è necessario per chi vuole praticare un’arte marziale, ed è ancor più indispensabile nel caso della pratica dell’Aikido. Nell’Aikido se non ci si concentra sul ki, non resta che la forma, svuotata del suo contenuto, questa forma diventa subito un combattimento, una lotta dove il più forte, se non addirittura il più furbo, riesce a vincere l’altro. Si è così lontani dall’insegnamento del fondatore per il quale era un’arte della pace. Un’arte in cui non c’è né vincitore né vinto. Ad ogni movimento del partner c’è una complementarietà dell’altro, come l’acqua che si sposa con qualsiasi asperità, ogni angolo, senza lasciare nulla indietro.

Il Drago esce dallo stagno dove giaceva addormentato. Calligrafia di Itsuo Tsuda, realizzata con la tecnica rōketsuzome. [È possibile acquistare il libro “Itsuo Tsuda, Calligrafie di primavera” sul sito Yume editions]

Se all’inizio è difficile, è perché molto spesso abbiamo perso la mobilità, e soprattutto, perché ci siamo induriti per proteggerci dal mondo che ci circonda. Ci siamo costruiti un carapace, un’armatura, protettrice certo, ma che è diventata una seconda natura e una prigione invisibile. Fare circolare nuovamente il ki nel nostro corpo in modo da ritrovare la fluidità, seguire un insegnamento fondato sulla sensibilità, permette di comprendere fisicamente lo Yin e lo Yang.

Immergersi in un mare di ki
Gli esercizi, così come tutte le tecniche proposte per la scoperta o per l’approfondimento sono non solo legate dal respiro, che altro non è che la materializzazione o per meglio dire, una visualizzazione del ki, ma permettono di riprendere concretamente coscienza del proprio corpo sia fisicamente sia a livello della sfera di ki, che gli indiani chiamano aura, e che oggi si è praticamente dimenticata quasi ovunque. Quello che le scienze moderne, e le neuroscienze in particolare, stanno scoprendo da alcuni anni non è che una piccola parte di quello che ciascuno può scoprire e realizzare materialmente nella propria vita quotidiana semplicemente attraverso la pratica dell’Aikido come lo insegnava Itsuo Tsuda sensei. Non smetteva di ripetere che l’Aikido di cui parlava il suo maestro Morihei Ueshiba era l’unione di Ka l’inspirazione, la forza ascendente, il quadrato, la trama e di Mi l’espirazione, la forza discendente, il cerchio, l’ordito. Ka è in giapponese una pronuncia di 火il fuoco (che compare per esempio come radicale in kasai 火災 incendio) e Mi la sillaba iniziale di Mizu水 l’acqua. L’insieme forma la parola Kami神che significa il divino nel senso della natura divina di ogni cosa. Itsuo Tsuda aggiungeva a questo proposito: «non bisogna vedere in questa glossa un valore analogo a quello di un’etimologia scientifica. È un gioco di parole, il cui uso è frequente tra i mistici»[1].
Non ho mai visto dei gesti così fluidi come quando ci faceva sentire una tecnica, ed inoltre non vi erano mai incidenti nel suo dojo, nessuna ferita, tutto era come immerso in un ki al tempo stesso rispettoso e generoso ma deciso e rigoroso, che faccio molta fatica a ritrovare oggi nelle palestre che servono all’allenamento degli aikidoka.

Il dojo, un luogo indispensabile
Abbiamo veramente bisogno di un luogo speciale per praticare l’Aikido? Se si trattasse solo della superficie che accoglie le cadute potremmo benissimo posare i tatami ovunque, basta essere al riparo dal maltempo.
Nel suo libro Cuore di cielo puro Itsuo Tsuda, intervistato da un giornalista, ci dà in modo estremamente chiaro una definizione di dojo, lui che era giapponese non poteva trovare parole più adatte per darcene un quadro.

Régis Soavi Sensei

«La Scuola della Respirazione è materialmente un “dojo”, questo spazio particolare in Oriente, che designa più lo spazio energetico che il luogo materiale in sé. […] Come ho già detto, il dojo non è semplicemente uno spazio a sé stante e riservato ad alcuni esercizi. È un luogo dove lo spazio-tempo è diverso da quello di un luogo profano. L’atmosfera è particolarmente intensa. Vi si entra salutando per sacralizzarsi e si esce salutando per desacralizzarsi.
Gli spettatori sono ammessi, a condizione che rispettino questo ambiente, […]. Non bisogna fare superficialmente una parodia della pratica, con parole e gesti. Mi si dice che in Francia [o in Italia] si trovano dei dojo che sono semplicemente delle palestre o dei club sportivi. E sia. Ma quanto a me, voglio che il mio dojo sia un dojo, e non un club con un gestore e i suoi clienti, e questo allo scopo di non disturbare la sincerità dei praticanti. Il che non significa che essi debbano avere una faccia imbronciata e accigliata. Al contrario, bisogna mantenere uno spirito di pace, di comunione e di gioia»[2].
Uno spazio sacro dunque, eppure assolutamente non religioso, uno spazio laico, uno spazio di una grande semplicità dove la libertà di essere ciò che siamo, esiste, al di là della maschera sociale. E non quello che siamo diventati con tutti i compromessi che abbiamo dovuto accettare per poter sopravvivere nella società. Questa libertà sussiste all’interno, nel più profondo di noi stessi, nel nostro cuore intimo, il nostro Kokoro 心 come esprime così bene la lingua giapponese, e non sta chiedendo altro che rivelarsi.

 


[1] Itsuo Tsuda, La science du particulier, edizioni Le Courrier du Livre, Parigi 1976, p. 137.

[2]Itsuo Tsuda Cœur de ciel pur, edizioni Le Courrier du Livre, Parigi 2014, p. 14 e p. 113.

STAGE DI AIKIDO E KATSUGEN UNDO | DAL 8 AL 10 MARZO 2019

PROGRAMMA DI STAGE
VENERDÌ 8
17:45 Iscrizioni
18:30 Aikido
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo

SABATO 9
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo
18:30 Ame no Ukihashi ken
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo

DOMENICA 10
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo
12:00 Piccola conferenza di fine stage

Per iscriversi allo stage, compilare questo modulo.

Gli stage proposti sono condotti da Régis Soavi Sensei, e sono aperti  a tutti.

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STAGE DI AIKIDO E KATSUGEN UNDO | DAL 18 AL 20 GENNAIO 2019

 

PROGRAMMA DI STAGE
VENERDÌ 18
17:45 Iscrizioni
18:30 Aikido
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo

SABATO 19
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo
18:30 Ame no Ukihashi ken
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo

DOMENICA 20
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo
12:00 Piccola conferenza di fine stage

 

Per iscriversi allo stage di gennaio, compilare questo modulo.

Gli stage proposti sono condotti da Régis Soavi Sensei, e sono aperti  a tutti.

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STAGE DI AIKIDO E KATSUGEN UNDO | DAL 16 AL 18 NOVEMBRE 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA DI STAGE

Venerdì 16
17:45 Iscrizioni
18:30 Aikido
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen Undo

Sabato 17
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen Undo
18:30 Ame no Ukihashi ken
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen Undo

Domenica 18
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen Undo
12:00 Piccola conferenza di fine stage

 

Per iscriversi allo stage di novembre, compilare questo modulo

Gli stage proposti sono condotti da Règis Soavi Sensei, e sono aperti  a tutti

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L’AFFINITÀ TRA KATSUGEN UNDO ED ESPRESSIONE

Il 29 settembre 2018 abbiamo inaugurato un nuovo locale, adiacente al nostro dojo, che ospita l’Atelier d’Expressione. Abbiamo così chiesto ad Andrea Quartino, praticante del nostro dojo, di raccontarci la sua esperienza rispetto all’Atelier, di seguito il suo articolo.

Ingresso principale del nuovo Atelier d’Expressione in via Fioravanti 30, Milano.

Il 29 settembre 2018 abbiamo inaugurato in un locale accanto al nostro, nel cortile di via Fioravanti 30 a Milano, la nuova sede dell’Atelier Expressione. Cosa c’entra il dojo Scuola della Respirazione con un atelier di pittura? Perché l’abbiamo aperto? La scoperta dell’affinità tra Katsugen undo ed Espressione risale al 1985 quando Régis Soavi Sensei, che aveva iniziato a condurre degli stage a Milano da forse meno di un anno, è stato ospitato in un appartamento, o più precisamente in una stanza, in cui c’era stato un atelier d’Espressione [1]. Allora, Soavi Sensei non lo sapeva, la stanza era spoglia, ma ha percepito il ki (ambiente) che impregnava i muri su cui alcuni anni prima bambini e adulti avevano dipinto. Ne è stato talmente colpito che, dopo aver chiesto informazioni e essere tornato in Francia, ha voluto conoscere Arno Stern, lo scopritore dell’Espressione, ha letto i suoi libri ed articoli e per una decina d’anni ha avuto con lui uno scambio intenso.

Arno Stern, lo scopritore dell’Espressione.

Da allora Régis Soavi Sensei ha sempre promosso nelle città dove insegna da 35 anni (Tolosa, Parigi e Milano) la creazione di atelier d’espressione, in qualche modo legati ai dojo. Il primo di questi atelier è nato a Tolosa [2]. È stato qui che, nel luglio 1993, in occasione dello stage d’estate, ho incontrato l’Espressione. È stata solo una seduta, ma è stato un colpo di fulmine, una rivelazione incredibile, per cui, ogni anno, quando andavo allo stage d’estate cercavo di partecipare ad almeno una seduta dell’atelier. Per me, che praticavo il Katsugen undo da pochi anni, la pratica dell’Espressione era qualcosa di semplice e piacevole, estremamente piacevole, poter dipingere e tracciare liberamente, senza condizionamenti, senza giudizi e sguardi altrui, era la possibilità di svuotarmi la testa ed esprimermi in piena libertà, con un vero divertimento interiore.
Per poter praticare l’Espressione in modo regolare ho dovuto aspettare alcuni anni, quando una coppia di praticanti della Scuola della Respirazione ha aperto a casa loro un atelier. Li ho aiutati, come altri membri del nostro dojo, ad allestire questo spazio ed appena sono iniziate le sedute vi ho praticato fino alla chiusura, in seguito al trasferimento di questa coppia.
Così, per alcuni anni, a Milano non c’era più un atelier legato al dojo. Mi sono chiesto se andare a praticare in un altro atelier, ma di fatto ho continuato a praticare l’Espressione solo quando andavo a uno stage di Régis Soavi Sensei a Parigi, dove nel frattempo era nato un altro atelier di pittura.

Nel 2008, Cristina B., che aveva condotto negli ultimi mesi le sedute nell’atelier di Milano prima della chiusura, ha aperto l’Atelier Expressione che nel corso degli anni ha cambiato due volte sede. In entrambi questi spazi, oltre praticare regolarmente, ho partecipato attivamente ai lavori per adattare i locali alla pratica dell’Espressione.

Alla fine dell’anno scorso, il proprietario del nostro dojo ci ha informato che lo spazio accanto al nostro nella primavera 2018 si sarebbe liberato. Finalmente! Sono 20 anni che teniamo d’occhio questo locale a pianta più o meno quadrata di circa 30mq dicendoci: “Ah, sarebbe l’ideale per farci un atelier di pittura, chissà quando si libererà”. Senza ripercorrere anche la storia degli ultimi mesi, il 5 agosto, si arriva alla firma del contratto d’affitto. I lavori per l’allestimento iniziano, con la partecipazione di molti membri del nostro dojo, fino all’apertura ufficiale con la festa d’inaugurazione di fine settembre in cui abbiamo proiettato un video e brindato a questo nuovo inizio.

Inaugurazione nuovo locale dell’Atelier d’Expressione

Siamo contenti di aver accolto oltre una trentina di persone, tra grandi e piccoli, genitori e figli, che sono venute a vedere questo spazio che fino a pochi mesi prima era un deposito di materiali edili e che abbiamo trasformato in un luogo di pratica. Hanno avuto la possibilità, insieme alla gran parte degli iscritti del dojo, di vedere le pareti coperte di tracce colorate, di ascoltare le parole di Stern guardando il video e di informarsi sullo svolgimento delle sedute che sono appena iniziate ad ottobre.
Spero di aver dato un’idea sufficientemente esaustiva del perché e del come il dojo Scuola della Respirazione sostiene l’Atelier Expressione. Certo lo slancio che viene dall’insegnamento e dall’azione di Régis Soavi Sensei è stato ed è decisivo.
Infine, un aspetto fondamentale che evidenzia l’affinità tra Katsugen undo ed Espressione: entrambe le pratiche favoriscono la normalizzazione del terreno dell’individuo permettendogli di ritrovare capacità universali che all’origine appartengono ad ogni essere umano e che in ognuno restano per tutta la vita, per quanto vengano dimenticate e nascoste perché represse dai condizionamenti della scuola, dell’educazione e della società. Nel caso dell’atelier, questa capacità, che è allo stesso tempo un bisogno, è quella di esprimere le Tracce che fin dalla nascita, o anche prima, sono presenti nella memoria organica di chiunque, indipendentemente dalla latitudine e dalla cultura in cui è nato. In proposito, Régis Soavi Sensei dice:

“Perché si manifesta questo bisogno di tracciare? Esso si manifesta perché, a livello delle nostre origini, del nostro organismo, noi abbiamo una memoria. Arno Stern la definisce “memoria organica”, una specie di registrazione. Abbiamo il bisogno di tracciare ed esistono momenti di svolta in cui le tracce, all’improvviso, emergono: per riequilibrarci, abbiamo bisogno di lasciar fluire queste registrazioni. Ecco il vero fondo dell’Espressione: lasciar fluire queste registrazioni.”[3]

In quale modo avviene ciò? È difficile dire qualcosa di più a parole… se volete scoprirlo concretamente, consigliamo di venire a farlo di persona alle sedute dell’Atelier Expressione di via Fioravanti 30, per vedere le potenzialità che caratterizzano questa nuova avventura!

Andrea Quartino

 

 

[1]Régis Soavi, Dipingere in un atelier di espressione, una pratica del Non-Fare 2003. http://www.atelierespressione.org/Conferenza.pdf
[2]Per la storia, ricca di importanti sviluppi, di questo luogo vedi http://10dalmatie.org/aventure-commence-aurore/
[3]Régis Soavi, Ibid.

STAGE DI AIKIDO E KATSUGEN UNDO | DAL 14 AL 16 SETTEMBRE 2018

PROGRAMMA DI STAGE

Venerdì 14
17:45 Iscrizioni
18:30 Aikido
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo

Sabato 15
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo
18:30 Ame no Ukihashi ken
20:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo

Domenica 16
8:00  Aikido
10:00 Conferenza e seduta di Katsugen undo
12:00 Piccola conferenza di fine stage

 

Per iscriversi allo stage di settembre, compilare questo modulo

Tutti gli stage sono condotti da Règis Soavi Sensei, e sono aperti  a tutti

Per maggiori informazioni Scuola Itsuo Tsuda.

NUOVO CALENDARIO 2018/2019

 

Tutti gli stage sono condotti da Règis Soavi Sensei, e sono aperti  a tutti.

Per iscriversi allo stage di settembre, compilare questo modulo.

Per maggiori informazioni Scuola Itsuo Tsuda.

PROGRAMMA DI STAGE

ITSUO TSUDA, CALLIGRAFIE DI PRIMAVERA. UN DESIDERIO DIVENUTO REALTÀ

Il 18 e il 19 maggio 2018 abbiamo presentato nel nostro dojo la monografia dal titolo Itsuo Tsuda, Calligrafie di primavera. Abbiamo esposto più di 80 riproduzioni fotografiche di ottima qualità delle calligrafie del Maestro Itsuo Tsuda (scelte tra le 116 presenti nel libro) insieme a tre calligrafie originali: la Quiete interiore, Il Sogno e La Tigre.

       Esposizione fotografica sui tatami

Nel maggio 1978 Itsuo Tsuda inizia a tracciare delle calligrafie, esponendole nel suo dojo di Parigi per i suoi allievi che possono acquistarle. All’inizio quasi nessuno in Europa sapeva cosa fosse la calligrafia orientale; gli stessi suoi allievi non erano certo degli esperti, anche se seguivano il suo insegnamento della pratica dell’Aikido e del Katsugen undo e leggevano i suoi libri, non avevano una grande sensibilità rispetto alle calligrafie e le compravano soprattutto per ammirazione del loro Maestro. Col tempo però la sensibilità di alcuni di loro si affina e iniziano a interessarsi anche alla calligrafia in generale. Tale interesse spinge “nel maggio 1981 una coppia di praticanti, Tania e Régis Soavi,” a visitare “una mostra di calligrafie zen […]. La mattina successiva, ne parlano a Itsuo Tsuda che vi si reca e ritorna entusiasmato dalle opere viste. È allora che nasce l’idea di regalargliene una; la scelta cade su una calligrafia di Hakuin” (Itsuo Tsuda, Calligrafie di primavera, p. 459).

        Sara R., Carla D’A. e Andrea Q. durante la presentazione del libro

Si tratta di una calligrafia molto costosa e viene organizzata una raccolta di fondi nei diversi dojo d’Europa per poter fare questo regalo. Questa sensibilità verso l’opera calligrafica del Maestro fa nascere, qualche tempo dopo, il desiderio di raccogliere le riproduzioni delle calligrafie originali che erano state acquistate da allievi francesi, svizzeri, spagnoli e italiani, e che erano quindi sparse in diversi paesi europei. Il Maestro Tsuda è d’accordo, ma con la sua scomparsa il progetto si ferma. In ogni caso questo desiderio resta forte per alcuni allievi; negli anni ci sono tentativi di raccogliere almeno una parte di queste opere.

Régis Soavi in particolare non perde occasione di parlarne ai suoi allievi negli stage che conduce a Parigi, Tolosa, Milano ed altre città europee. Ed è soprattutto grazie a lui che tale desiderio mai sopito si è finalmente realizzato, dopo quasi trentacinque anni, e a quaranta dalle prime calligrafie del Maestro. Itsuo Tsuda, Calligrafie di Primavera è un’opera che valorizza queste calligrafie e permette di far conoscere al pubblico italiano (dopo quello francese) questo patrimonio incommensurabile, rendendolo accessibile alle generazioni future.

Personalmente, insieme a Carla D’Ambrosio e altri, ho avuto l’onore e la gioia di partecipare alla realizzazione di questo libro contribuendo alla sua traduzione dal francese all’italiano. Un lavoro che mi ha permesso di avvicinare e penetrare maggiormente il mondo delle calligrafie di Itsuo Tsuda, che pure conoscevo da molti anni. Grazie, infatti, alla presenza delle sue calligrafie nei dojo della nostra Scuola, che tra l’altro salutiamo entrando sui tatami, sono abituato ad esse ma non ne ho mai avuto una conoscenza approfondita fino all’uscita di quest’opera.

Nei due giorni durante i quali abbiamo presentato il libro, siamo rimasti entusiasti di vedere un gran numero di visitatori: un centinaio la sera dell’inaugurazione e una cinquantina il giorno successivo con un flusso più discreto ma costante e interessato, in tutto 150 persone. Quel che più conta, non è il numero ma l’impatto che l’evento ha avuto e avrà nello spazio e nel tempo grazie alla qualità intrinseca dell’opera e anche all’intenso lavoro di preparazione, allestimento e comunicazione che abbiamo fatto nei mesi precedenti l’evento. Nonostante l’impegno di questo lavoro, abbiamo avuto momenti di gioia e di esaltazione. Alla fine siamo a ragione soddisfatti perché volevamo invitare le persone di Milano a una festa degna di questo nome, e così è stato. La presentazione e la mostra hanno dato la dovuta risonanza a un’opera così unica sia per la ricchezza dell’insegnamento che il Maestro Tsuda ha trasmesso tramite le sue calligrafie, sia per l’accuratezza con cui essa è stata scritta e pubblicata.   

Andrea Quartino