Intervista a Régis Soavi sul Katsugen Undo (o Movimento rigeneratore):
una pratica elaborata da Haruchika Noguchi e diffusa in Europa da Itsuo Tsuda.




Buongiorno Malattia

Articolo di Monica Rossi pubblicato sulla rivista "Arti d'Oriente" (num.4 / maggio 2000)


Dopo aver letto i libri di Itsuo Tsuda (1914-1984), affascinata dalle sue argomentazioni che spaziano liberamente tra l'Aikido, i bambini e il modo in cui nascono, le malattie e i ricordi di Ueshiba Morihei e di Haruchika Noguchi, volevo saperne di più: mi era rimasta la sensazione che qualcosa mi sfuggisse.

Ho cominciato la mia investigazione su cosa consistesse effettivamente questo Movimento rigeneratore (katsugen undo) di cui parla Tsuda, un movimento spontaneo del corpo che sembra poterlo rimettere in equilibrio senza aver bisogno di intossicarlo con le medicine. Concetto antico, ma tuttora rivoluzionario, soprattutto nella nostra società. Non sono riuscita a ottenere risposte soddisfacenti alle mie domande: chi aveva praticato il Movimento rigeneratore non riusciva a descrivermi che cosa fosse; la risposta era sempre: "devi provare per capire; e la prima volta rimarrai sicuramente un po' scossa". Così mi sono decisa. La scuola che fa riferimento agli insegnamenti di Itsuo Tsuda è a Milano la Scuola della Respirazione. Lì si praticano Aikido e Movimento rigeneratore (in sedute separate). Per poter frequentare le sedute di movimento, però, bisogna prima frequentare uno stage condotto da Régis Soavi, che ha portato avanti il lavoro di Tsuda in Europa, durante un week-end. Soavi inizia le sedute affrontando, con l'aiuto di grandi fogli bianchi montati su un cavalletto, e in un linguaggio misto di francese e italiano, argomenti diversi, legati al Movimento rigeneratore, alla salute, alla malattia o alla vita quotidiana. Poi si inizia la pratica con tre esercizi che sevono a far scattare il movimento. Il primo dei tre esercizi è una respirazione da eseguire tre volte ("espirazione dal plesso solare"), dopo la quale tutti i partecipanti, seduti in cerchio, si prendono per mano (ciascuno prende il polso della persona che sta alla sua destra). Poi si fa yuki a coppie: si appoggiano le mani sulla schiena del compagno, concentrandosi sulla respirazione. Infine gli altri due esercizi: si ruota il busta a sinistra e destra per sette volte, alzandosi sulle ginocchia; si respira alzando le braccia con i pollici chiusi tra le dita, comprimendo e contraendo per poi rilassarsi. Ora si aspetta che inizi il movimento spontaneo del corpo, "tassativamente" a occhi chiusi: osservare il movimento degli altri indurrebbe a distrazione e turbamento. Ma anche con gli occhi chiusi; le orecchie restano ben aperte: c'è chi si muove aritmicamente, chi in modo forsennato, chi sospira; una ragazza piange disperatamente; un'altra si mette a ridere di gusto. Le inibizioni cadono e c'è chi emette suoni che sarebbero ritenuti piuttosto disdicevoli in situazioni "normali". In quanto a me, all'inizio non mi viene nulla di nulla. Passa Soavi, che si aggira tra i praticanti, e mi appoggia le mani sulla schiena, facendo yuki. Ho un sobbalzo e comincio a muovermi lentamente. Non so se il Movimento rigeneratore in me sia scattato oppure no, ma almeno adesso posso intervistare Régis Soavi con cognizione di causa.

- Nel Katsugen Undo si parla di sistema motorio extrapiramidale. Cos'è?

- Nell'essere umano il sistema piramidale e quello extrapiramidale sono separati . Il sistema extrapiramidale si occupa principalmente di tutto ciò che è involontario, il battito cardiaco per esempio. Quando si mangia, lo stomaco si mette in funzione: è il sistema extrapiramidale che se ne occupa. Il sistema motorio piramidale è il sistema volontario che ci permette,per esempio, di andare da un punto all'altro, ma quando si cammina ci sono differenti muscoli che si mettono a mantenere l'equilibrio e di questi si occupa il sistema extrapiramidale, che ristabilisce incessantemente l'equilibrio della postura . E' il sistema extrapiramidale che si occupa di attivare le difese immunitarie..

-Come mai il movimento che scatta durante gli stages di Katsugen Undo è in grado di attivare anche il sistema motorio extrapiramidale per far sì che il corpo reagisca e si rimetta in salute?

- Il movimento che facciamo durante gli stages, ma anche nella pratica regolare , è un allenamento del sistema motorio extrapiramidale, una sorta di ginnastica dell'involontario. E' come fare jogging tutte le mattine. Questo allenamento permette di mantenere in forma il nostro sistema involontario.

-E' davvero possibile allenare l'involontario?

- Proprio questo è il paradosso: i tre esercizi messi a punto dal Maestro Noguchi fanno sì che, in un certo senso, il sistema volontario resti un po' in disparte e dia carta bianca all'involontario. Non c'è un movimento speciale da fare: il movimento non si può eseguire. Scatta naturalmente, durante la notte, per esempio.Il nostro sistema volontario passa al riposo e dunque è il sistema involontario che si attiva. Si può dire che anche i sogni fanno parte del sistema involontario così come l'agitazione durante il sonno.


Itsuo Tsuda durante l'Aikido.
Tsuda fu il primo a portare in Europa il Katsugen undo

-Ma qui, non entra in gioco anche l'inconscio?

- E' un po' difficile dire se l'inconscio e il conscio sono la stessa cosa di involontario e volontario. Non si possono semplificare troppo le cose. Effettivamente, per ciò che riguarda il sistema involontario, molte cose si fanno in maniera inconscia, ma ci sono delle cose di cui si ha coscienza e che sono involontarie. Se ci si gratta dove prude, si è coscienti di grattare questo punto, non è così? Ma nello stesso tempo è un atto involontario..

-Ci sono altri mezzi per attivare il movimento involontario, a parte il Katsugen undo?

- Che io sappia, non veramente. Di Movimento rigeneratore in quanto "allenamento", conosco solo il Katsugen Undo; tuttavia, possiamo dire che il movimento scatta in molti altri momenti: quando siamo stanchi sbadigliamo; anche se abbiamo fame sbadigliamo.Quando si lotta contro la malattia e la febbre sale, il movimento si attiva. Ed è per questo che è importuno arrestare il processo di attivazione del movimento bloccando la febbre : essa è un processo naturale che regola il nostro organismo, che combatte i microbi; in questo caso si impedisce il movimento naturale del nostro corpo. I bambini hanno delle febbri molto forti perché hanno un corpo vigoroso. Allo stesso modo la tosse, o il naso che cola, sono reazioni naturali dell'organismo che evacua verso l'esterno ciò che lo disturba. Se si mangia uno yogurt avariato,si vomita. I bebè fanno dei rigurgiti di latte quando ne hanno troppo. Appena c'è una piccola cosa che per loro non è buona, la vomitano o la sputano. Gli adulti vogliono conservare tutto all'interno, ma di fatto questo danneggia l'organismo. La stessa cosa vale per la diarrea: è una pulizia ; il corpo ha bisogno di svuotarsi dagli elementi cattivi.



Haruchika Noguchi, fondatore del Seitai e del Katsugen undo


-Ma alcuni di questi fenomeni, all'eccesso, portano anche alla morte? Per esempio, una diarrea che si protrae troppo a lungo.

- Questo succede quando l'organismo non ha reagito; ciò significa che è un organismo diventato troppo debole, troppo rigido. Il principio non è di "intervenire" in rapporto alla malattia, ma di lasciar lavorare in noi tutte le piccole malattie. Se lavorano bene in noi, non ci saranno grossi danni.

--E intervenire quindi solo per le grandi malattie molto gravi?

- Non abbiamo bisogno di avere malattie gravi, se il nostro organismo reagisce prima.

-Ma non siete contrari a priori a curare le malattie?

- Io non sono contrario a niente.
Esistono una quantità incredibili di medicine: allopatica , omeopatica , cinese, eccetera e in ognuna di esse ci sono specialisti dei capelli, dei piedi, degli occhi, delle orecchie.
Io dico semplicemente che non ne ho bisogno; lascio lavorare il mio corpo.
D'altra parte c'è un certo numero di medici, di fisioterapisti, di psichiatri che partecipano ai miei stages. Se fossi contro di loro non verrebbero, invece ci intendiamo molto bene..

--E quali sono le loro reazioni?

- In linea generale, trovano tutto questo interessante.
Alcuni approvano il mio modo di procedere e per loro stessi seguono una direzione simile; ma sono dentro ad un sistema che vuole che i pazienti chiedano assistenza , dunque non possono rifiutarsi di darla.
Idealmente, un medico coerente che pratica il Movimento rigeneratore dovrebbe cambiare mestiere. Allo stesso tempo, comprendo benissimo che egli senta il bisogno , almeno per i primi anni, di soccorrere le persone e di portare loro la sua conoscenza del corpo umano.
La medicina oggi è molto cambiata. Oggi al minimo starnuto, si viene bombardati con ogni tipo di medicine e di interventi. Persino la morte non è più naturale : veniamo portati all'ospedale, subiamo dei trattamenti medici ... Per la nascita è la stessa cosa ; viviamo in una società dove siamo medicalizzati ancor prima di nascere!
Lo siamo durante la gravidanza e fino alla morte.


-Ci sono altri luoghi in Italia dove si pratica il Katsugen Undo : scuole di Karate e di Aikido ; qual è la connessione tra le arti marziali e il Movimento rigeneratore?

- Posso parlare solo della nostra scuola.
Il Maestro Noguchi è morto nel 1976, dunque non conosco le connessioni che si sono potute fare in seguito. L' Istituto Seitai in Giappone ha avuto clienti di tutti i generi, uomini politici , praticanti di arti marziali, operai.
Il Maestro Tsuda ha praticato il Seitai e il movimento rigeneratore per 25 anni e praticava anche l'Aikido con il Maestro Morihei Ueshiba.
E' stato il Maestro Tsuda ad organizzare in Giappone , con l'autorizzazione di Noguchi, i primi Katsugen Kai, ovvero "Gruppi di Movimento rigeneratore".

-Vorrei sapere la differenza tra Seitai e Katsugen Undo.

- Il Seitai è una tecnica messa a punto da Noguchi sulla base di lunghi anni di esperienza ; deriva dalla sensibilità e da yuki , ma è tuttavia una tecnica precisa.
Ci vogliono vent'anni per formare un tecnico Seitai..

-Il Seitai usa i punti di pressione?

- Certamente. Noguchi stesso ha verificato quasi tutti i punti dell'agopuntura su di sé o con i suoi allievi.
Dunque è una tecnica che permette il riaggiustamento del corpo stimolando certe zone.
Noguchi diceva: "Cos'è che fa girare una trottola ? Cosa le permette di mantenersi sul proprio asse? La velocità di rotazione. Se la velocità diminuisce, la trottola comincia a prendere un asse di rotazione diverso e ad un dato momento cade e si ferma."
Per il corpo umano è un po' la stessa cosa, perde energia nel ritornare continuamente alla stabilità e nel mantenerla.


Calligrafia del Maestro Tsuda riprodotta in serigrafia e montata su kakemono: MU
Noguchi dava semplicemente una correzione , estremamente leggera, sul corpo umano, che permetteva di ricentrarsi. Con una trottola che gira, è sufficiente appoggiare un dito in un punto ed essa riparte ben centrata. E' questo il senso della tecnica seitai: ciò che fa girare la trottola è la vita! Non si può agire su di essa, ma si può correggere il corpo umano; tuttavia la tecnica seitai non raddrizza gli individui.
Per esempio, prendiamo un individuo che è solito portare il peso sempre sullo stesso lato e che perciò è inclinato da una parte.L'idea moderna di interventovuole che lo si forzi a fare ogni sorta di esercizio perché si raddrizzi. Salvo che, siccome la persona ha la tendenza ad appoggiarsi sempre dalla stessa parte ritorna , vi ritorna.
La tecnica di Noguchi, invece, suscita una reazione istintiva nel corpo che permette all' l'individuo di ritrovare da solo il giusto equilibrio.Da qui è nata l'idea del movimento : il nostro corpo ha la tendenza a ritrovare una postura normale e la differenza con il Seitai è che non abbiamo bisogno di un tecnico che ci raddrizzi : ciò si fà da sé.
E' la sensazione di equilibrio del nostro corpo che ci riporta ad una postura corretta, senza bisogno di interventi.
E' l'indipendenza, l'autonomia; non abbiamo bisogno di metterci nelle mani di nessuno, per efficace o giusta che sia la sua tecnica.

-Ci sono legami tra il metodo seitai e il reiki, o altri metodi simili?

- Per quanto ne so io, la differenza è che nella pratica del Movimento rigeneratore non ci sono idee terapeutiche: si dà fiducia nelle nostre capacità naturali. Se si ha il plesso solare bloccato, con la pratica del movimento il diaframma si muoverà per ritrovare la morbidezza che gli manca. La morbidezza è venuta meno per ragioni familiari, di lavoro, o altro... non si riesci più a respirare. Se si interviene dall'esterno ogni volta si dovrà andare dallo "sbloccatore" di diaframmi della tecnica X o Y. Con la pratica del movimento il diaframma si sblocca da solo. Questo può richiedere del tempo, ma quando il diaframma ricomincia ad avere le proprie facoltà naturali, la cosa dura. Altrimenti si è sempre dentro un processo di intervento. Nel movimento non c'è principio terapeutico.

-In Giappone il metodo seitai è molto diffuso?

- Sì, si può dire di si.

-E il katsugen undo è diffuso come un metodo a sé stante?

- E' diffuso in modo parallelo. Spesso le cose si sviluppano intorno ad un tecnico seitai ed è ciò che il Maestro Tsuda all'inizio aveva costituito in Giappone: dei gruppi di persone che si riunivano per praticare il katsugen undo in presenza di un tecnico seitai oppure di assistenti del movimento - non dei tecnici, quindi - formati dallo stesso Noguchi: persone con una base tecnica minima, in grado di condurre una seduta di movimento in modo che si svolgesse bene, di evitare gli eccessi, le incomprensioni. E' un po' quello che facciamo qui.




Il Maestro Noguchi fa yuki appoggiando le dita sui secondi punti della testa
-Perché il seitai non ha avuto un grosso successo in Europa?

- In primo luogo perché è piuttosto recente; il Maestro Tsuda è arrivato agli inizi degli anni settanta quando nessuno in Europa conosceva il seitai o il Movimento rigeneratore. Viviamo in una società in cui servono risultati rapidi! E' il principio della malattia: si è malati, bisogna assolutamente guarire subito, il naso deve smettere di colare in ventiquattr'ore. Questo non ha senso. Abbiamo bisogno di tempo. E il Movimento rigeneratore, per svilupparsi, ha anch'esso bisogno di tempo. Per giunta, il Maestro Tsuda era solo in Europa. Quando è morto, nel 1984, c'era già qualche dojo, ma non c'erano molte persone sufficientemente capaci di condurre dei gruppi di movimento. In più, molti hanno avuto voglia di aggiungere, degli "ingredienti seduttori". E' così che si sono ritrovate persone che facevano Taiji e Movimento rigeneratore, agopuntura e Movimento rigeneratore, e non so cosa altro ancora ... tecniche di ogni tipo, spesso con un'ottica terapeutica. E' difficile dire alle persone: "Siete totalmente responsabili di voi stessi". E' più facile andare da qualcuno che vi dice: "Mi occupo di voi, mi occupo di tutto". Anche all'epoca di Noguchi, ci sono state deformazioni di questo genere: persone che hanno sostenuto che fosse Dio che inviava il ki sulla terra eccetera. Ci sono state delle persone in Francia che venivano dal maestro Tsuda con dei "diplomi" di Movimento rigeneratore; non sono mai esistiti diplomi di movimento! Ci sono persone che si definiscono tecnici seitai ... E' assolutamente falso. L'ultima volta che ho visto uno dei figli di Noguchi è stato nel 1983, e già all'epoca c'erano degli occidentali che arrivavano in Europa dal Giappone, dicendo: "Sono un tecnico seitai, apro una scuola di seitai e di movimento". Ma il figlio di Noguchi mi ha detto che non esisteva nessun occidentale autorizzato. La sua risposta è stata chiara. Dunque se si conta: 1983 ...1993 ... non siamo ancora al 2003 e secondo logica, non ci sono tecnici seitai occidentali, poiché ci vogliono 20 anni per diventarlo!

-Ci sono casi di persone fragili. Capita che abbiano reazioni eccessive durante le sedute di movimento? E in che modo?

- Sì, per esempio le persone che sono diventate troppo rigide. Quando sentono yuki, quando il movimento scatta, possono avere un movimento eccessivo, che può perfino spaventarle. Ci sono anche persone che hanno un'immaginazione straripante e se ne vedono spesso durante gli stages: persone che hanno fatto uno stage di questo, uno stage di quello: hanno tutta la panoplìa! Vengono e ascoltano vagamente la conferenza, hanno già un'idea ben definita della cosa, e quando fanno i tre esercizi succedono subito delle cose straordinarie. Ci sono persone che si metterebbero a danzare se non fossi là per calmarli un po', oppure anche a urlare! Ciò accade sempre meno, perché l'atmosfera del dojo non si presta a tutto ciò. Ricordo un aneddoto che mi ha sempre fatto molto ridere. Durante uno stage con il maestro Tsuda, c'era una donna inglese: il movimento apparentemente era scattato, sebbene oggi direi che si trattasse più di immaginazione; comunque, lei cominciò: "Oh! My God, my God, ooh my God!" e continuava in un crescendo: "MY GOD!" A un certo punto, avevamo tutti gli occhi chiusi, ma ho sentito Tsuda dire: "Si?". Lei ha smesso immediatamente. Questa era la finezza di Tsuda... Di persone deboli ce ne sono, per esempio quelle nate col taglio cesareo ... Non è colpa loro, ma non hanno avuto un parto naturale che crea la pressione e lo slancio vitale della nascita. Sono stati tirati fuori addormentati, come un pacco postale. Queste persone hanno delle debolezze e il maestro Noguchi, per un certo periodo, rifiutava di accettarli per la tecnica seitai o del movimento.

-Poteva essere pericoloso per loro?

- No! Egli considerava che, non avendo uno slancio vitale, non ci sarebbero mai riusciti. Era una posizione dura, sono d'accordo. E' ritornato un po' sulla sua posizione, dando loro almeno la possibilità di praticare il movimento perché ha considerato che, dopo tutto, poteva portare loro qualcosa. Noguchi considerava che quando un vaso è rotto in partenza si può ripararlo quanto si vuole, ma rimarrà sempre fragile, ci saranno sempre delle fragilità. E' per questa ragione che Noguchi e Tsuda accordavano una tale importanza alla nascita, alla gravidanza e ai bambini piccoli. Tanto psicologicamente che fisicamente, la nascita è un momento di importanza colossale.

-Non chiedete informazioni alle persone che vengono agli stage?

- In genere no. Rifiutiamo le persone che hanno subito dei trapianti, perché prendono dei farmaci per impedire al corpo di reagire; in questi casi sarebbe come se si volesse aprire la porta e chiuderla nello stesso tempo. Se scatta il movimento, di fatto favorisce dei movimenti di rigetto degli organi trapiantati. Noi non possiamo assumerci questo genere di rischi. Persone deboli psicologicamente ce ne sono. Per alcuni non è molto grave e pian piano ritrovano una maggiore stabilità. Altre vengono per farsi prendere in carico: appena si accorgono che non li si prende in carico, se ne vanno, vanno a elemosinare altrove una soluzione misericordiosa.

-Come si può definire yuki?

- Far passare il ki.

-Come avviene che yuki aiuti ad attivare il movimento?

- Aiuta nella misura in cui sono stati fatti i tre esercizi, oppure gli esercizi per il movimento mutuale (l'attivazione attraverso i secondi punti della testa (1)); questo è un altro modo di attivare il movimento. Yuki aiuta perché attiva; è molto importante per me dire che il yuki è fondamentalmente diverso da ciò di cui in genere si sente parlare, perché quando si fa yuki si ha la testa vuota, non si guarisce nessuno, non si cerca alcunché; si è solamente concentrati in questo atto. Non ci sono intenzioni e questo è fondamentale. Nello statuto del dojo, d'altra parte, è scritto che pratichiamo "senza scopo".
(1) Punti che si trovano all'intersezione di linee immaginarie che passano davanti agli occhi e da un orecchio all'altro.


-Ritorniamo a yuki; se ci sono persone che non si sopportano, riescono a farsi yuki l'un l'altro?

- E' difficile. E' per questo durante gli stages io dico: "Scegliete un partner". Non dico: "Fate yuki con la persona che avete accanto". Se due persone non si sopportano sarà per loro difficile farsi yuki: yuki deve essere qualcosa che si dà; a poco a poco i praticanti più anziani riescono a farlo a tutti, perché subentra un distacco; non c'è più veramente nessuno che davvero non sopportino. Hanno una sensibilità differente.


Calligrafia del Maestro Tsuda riprodotta
in serigrafia e montata su kakemono:
IL PESCE
-Il pesce vivo può essere considerato
il simbolo della Scuola Itsuo Tsuda-



-Si sentono spesso delle opinioni molto originali sul ki.

- Sì, le idee non mancano! Ci sono persone che parlano tanto di ki, ma quando si chiede loro di posare la mano o di mostrare cos'è, non lo sanno fare. Il ki è estremamente concreto.
All'inizio, quando si comincia a fare yuki, le mani sono come pezzi di legno, poi, a poco a poco, si sensibilizzano ... anche in questo caso dovrò far riferimento ai bambini piccoli; alla relazione della madre, una madre vicina al suo bebè: quando lo tocca qualcosa passa, è il ki che circola. Se lei ha le mani dure non sente niente. La relazione madre-bambino è fatta di qualcosa di intuitivo: il bebè non parla. Alla nascita non dice: "Buongiorno mamma, mi chiamo Pierre, ho fame, ho sete, ho voglia di fare pipì". Il suo solo modo di esprimersi sono i gesti, i movimenti e i pianti. Se la madre è sensibile sa se ha fame, sa se ha sete, se è nervoso, o se ha freddo.
Quando il bebè comincia a brontolare, il marito chiede: "Che cos'ha?".
E la moglie dice: "Ha fame". E il padre: "Ma ha mangiato mezz'ora fa".
E la madre: "Sì, ma penso che abbia ancora un po' di fame".
Il padre: "Hai sempre delle idee... "
Se lei è in contatto con il bambino, effettivamente, gli dà un frutto, e lui si calma.
Un' altra volta il bambino piange e il padre: "Ha ancora fame!" E la madre: "No, no, ha mangiato".
Il padre: "Ma può darsi che abbia ancora fame". La madre: "No, non penso, deve aver sonno".
E' il contatto intuitivo! Si può parlare di ki in relazione alle arti marziali, alla trasmissione del pensiero... ma io parlo di cose naturali e dico che ciò che esiste tra la madre e il bambino esiste naturalmente tra tutti gli esseri umani. Ed è ciò che noi ritroviamo con la pratica del movimento.
Le donne che praticano il movimento possono migliorare la qualità del rapporto con il loro bambino, possono sapere, per esempio, quando ha bisogno di fare pipì; quando sentono che ne ha voglia subito aprono il pannolino e il bambino la fa fuori, fin dai primi giorni. Serve a far sì che il bambino non sia mai bagnato. Cosa succede? Che non ci sono mai problemi di pulizia e non occorre insegnare ai bambini ad andare sul vaso. Se dal primo giorno fanno i loro bisogni all'esterno, quando saranno capaci di sedersi, la madre sentirà che il bambino ha voglia di fare pipì, gli toglierà le mutandine, lo farà sedere sul vaso e il bambino farà pipì. Il dialogo che si instaura tra la madre e il bambino, e con il padre, se anch'egli è attento, è qualcosa di sorprendente... Non c'è bisogno di cambiare tutte le prese dell'appartamento; è sufficiente dire al bambino che sono pericolose. Se il dialogo è autentico, il bambino non andrà mai a toccarle.
Sono esperienze che hanno potuto fare con i propri bambini persone che praticano il movimento. Perché c'è un certo numero di bambini che in questi anni sono nati in casa e vivono in modo del tutto naturale; io sono ogni giorno sorpreso e nello stesso tempo intenerito nel vedere che delle donne hanno questo tipo di attenzione per i loro bambini. E' diventato raro.
Oggi si medicalizzano la gravidanza e la nascita, poi si scarica il bambino all'asilo nido, più tardi a scuola e così ci si sbarazza di lui.


Una ragazza durante il Movimento rigeneratore,
nella sede dell'associazione Seitai a Tokyo.


-Sì, ma questo richiede che le donne non lavorino nei primi anni di vita del bambino.

- E' una scelta. Dal punto di vista economico può porre dei problemi alle coppie di oggi, ma da un'altra parte si possono utilizzare le attuali leggi sociali. La società si muove; ciò che è difficile oggi, lo è un po' meno in un altro momento... si tratta di economia. La vita di un bambino non vale forse qualche sacrificio economico? Oggi si va al supermercato con bebè di pochi giorni; non le sembra aberrante, francamente? I bebè hanno bisogno di attenzioni, non sono pacchi da trasportare; li si lancia in aria dicendo che questo li fa ridere! In realtà si agita semplicemente il gas che hanno nello stomaco e ciò provoca l'impressione che il bambino rida, ma egli non ride affatto. D'altra parte se ci fosse un grande gigante che la prendesse e la proiettasse in aria, lei riderebbe?

-Durante lo stage lei andava a fare yuki a persone che facevano yuki ad altri: perché?

- Per aiutarle a svuotare la testa. Spesso si comincia a fare yuki e arriva un'idea: "Accidenti, ho parcheggiato male! Può darsi che prenda una multa, e già la settimana scorsa ho preso una multa terribile! E poi, in più, bisogna che paghi le tasse, eccetera..." A quel punto tutta l'attenzione è salita alla testa. Dunque io faccio ridiscendere l'energia.

-Ed è la sensibilità sviluppata attraverso il movimento che le permette di capire chi ha questo problema?

- Lo si vede anche dalla postura. E poi, sì, è una sensibilità che si è sviluppata.



Primo esercizio: espirazione al plesso solare.
- Secondo esercizio: rotazione della colonna vertebrale.
- Terzo esercizio: espirare contraendo la zona occipitale e rilasciare in un colpo solo, sempre espirando.


-Perché proprio questi tre movimenti aiutano a far scattare il Movimento rigeneratore?

- Il primo esercizio è un ammorbidimento della zona del plesso solare, che negli individui di oggi è diventata una zona di concentrazione e di rigidità. Si preme leggermente su questa zona, espirando volontariamente. Si può dire che è come uno sbadiglio artificiale. Lo sbadiglio è involontario. Non posso dire: "Veronique, sbadiglia!" Non funziona! Ma questo esercizio è una tecnica che somiglia ad uno sbadiglio.

-Ci si sente quasi senza aria alla fine di questo movimento.

- Non si ha più aria, dunque in quel momento ritorna l'inspirazione; lo si fa tre volte. Quando si sbadiglia il plesso si ammorbidisce.
La rotazione della colonna è, in un certo senso, una tecnica che permette di ammorbidire la colonna vertebrale. Soprattutto, non bisogna forzare. Questo movimento di rotazione normalmente si dovrebbe situare a livello della terza lombare, che è la vertebra di rotazione, ma spesso le persone sono diventate molto rigide, la schiena non ruota più... si tratta di un esercizio che permette di accentuare la mobilità del corpo durante il Movimento rigeneratore. Io direi quasi che questi due esercizi sono accessori poiché quando si ha l'abitudine di attivare il movimento, è sufficiente fare un'inspirazione che passa per i secondi punti della testa e il movimento scatta.

-E il fatto di prendersi per mano, formando una catena tra tutti i presenti allo stage?

- E' la catena di attivazione; è anch'esso un esercizio di sensibilizzazione: fare passare il ki in un gruppo unifica il gruppo: è per questo che, anche in questo caso, io coordino la respirazione. Ognuno prende il polso della persona accanto: ciò unifica le persone del gruppo che stanno praticando assieme. Questo crea un'atmosfera e il ki viene coordinato.
Per ritornare ai tre esercizi, il terzo è un esercizio contro natura. Si mette il pollice all'interno delle mani, e questo è naturale, tutti i bebè lo fanno; tuttavia, espirare contraendo la zona occipitale e rilasciare d'un sol colpo sempre espirando, non lo è.

-Soprattutto non è facile contrarre i muscoli mentre si espira.

- Sì, è contro natura. Per fermare il movimento invece si ripete lo stesso movimento però inspirando, vi è il ritorno a qualcosa di normale.
Ma il terzo esercizio, che non è naturale, e dunque è tecnico, è precisamente quello messo a punto da Noguchi per permettere al sistema volontario di mettersi in riposo.
Nel caso del movimento mutuale, sono i secondi punti della testa che agiscono direttamente sul sistema motorio extrapiramidale: si creano così le condizioni perché il Movimento rigeneratore possa scattare, anche se ciò non avviene necessariamente subito.
E' come se in una fabbrica ci fosse un padrone con il pugno di ferro, che dirige tutto. A un certo momento va in vacanza per un mese. All'inizio gli operai non sanno cosa fare, hanno perso l'abitudine a lavorare da soli... E' un po' così nel nostro corpo; è per questo che il movimento non scatta automaticamente quando si fanno gli esercizi, ci vuole un po' di tempo.

-Quanto tempo è necessario mediamente?

- Tutto dipende dalla sincerità dell'individuo nella pratica, dalla sua capacità di accettare che la testa si svuoti. Dunque, per un certo tempo gli operai non sanno bene cosa fare... però bisogna pur mangiare, e dunque ci si organizza... In fin dei conti, le cose funzionano molto bene...
Il problema si presenta quando ritorna il padrone, perché vuol riprendere la propria autorità! Gli operai gli dicono: "Ascolti, abbiamo funzionato molto bene senza di lei, troviamo che lei sia molto utile nella direzione, per le relazioni commerciali e per molte altre cose. Molto, molto bene, ma ... ci lasci vivere! "

-Come capire che è veramente il Movimento rigeneratore che scatta?

- Ecco un'eccellente domanda! Come sapere se è il Movimento rigeneratore o l'immaginazione, o la suggestione di colui che tiene le conferenze e che organizza tutto...
All'inizio non si sa bene: è il movimento? Non è il movimento? Dopo un po' di tempo di pratica, lo si sa, perché lo si riconosce. E' molto semplice: quando vi grattate da qualche parte perché avete un'irritazione, sapete che si tratta di un'irritazione, non dell'immaginazione; non cercate il punto di irritazione, sapete dov'è e la vostra mano ci va.
Per quanto riguarda il movimento si ha lo stesso tipo di consapevolezza.
Inoltre lo si può verificare anche dalla qualità di ciò che succede nel nostro corpo, la qualità delle nostre reazioni nei confronti della malattia, di tutti gli avvenimenti della vita.
Ci sono persone che vengono a fare lo stage; il primo giorno non succede niente e il secondo cominciano ad agitarsi: hanno pagato lo stage e vogliono che serva a qualcosa! Allora vado da loro, arresto la loro agitazione facendo yuki; se il loro movimento si ferma quando faccio yuki è perché non si tratta del movimento. Anche nei casi di reazioni eccessive, so sempre se è il movimento o se non lo è: questa è la ragione per cui conduco degli stages e perché non tutti possono farlo.

-Ho notato che dei movimenti che vengono spontanei durante le sedute possono assomigliare a quelli che nel taijiquan si chiamano "movimenti a spirale". C'è qualche connessione?

- Non conosco sufficientemente il taijiquan per parlarne. Comunque sia, gli esseri umani hanno una forma: un tronco, due braccia, due gambe, una testa e sono centrati attorno a un asse che è la colonna vertebrale; lo spostamento del corpo umano si fa da sinistra a destra, avanti-indietro e in modo rotatorio. Quando il movimento scatta ci sono persone che si muovono solo sul piano orizzontale; altre solo avanti e indietro. A poco a poco, se ritrovano tutte le loro capacità, effettivamente il movimento ha tendenza ad essere più o meno una spirale, perché in questo caso tutta la colonna si muove e ogni vertebra ritrova la propria elasticità naturale. Ma non bisogna credere che il Movimento rigeneratore sia una specie di spirale! Il Movimento rigeneratore dipende da ciascuno di noi. Ci sono persone che fanno fatica a piegarsi in avanti e quando si raddrizzano hanno male alla schiena. Costoro avranno un movimento avanti-indietro. Per degli anni e forse per sempre. Altri avranno un movimento laterale. Un altro che ha l'energia che va senza sosta alla testa, avrà piuttosto un movimento del collo. Il Movimento rigeneratore corrisponde esattamente a ciascun individuo. Non c'è "un" movimento che sia migliore di un altro, ci sono movimenti di ogni tipo; tra l'altro stiamo parlando di movimenti esteriori, ma ciò che succede all'interno... non lo si vede. Ci sono dei movimenti per gli organi interni... Ci sono movimenti interni, movimenti molto più sottili nelle cellule, ma non li vediamo. Ciò che si vede è sempre ciò che è esteriore. Il Movimento rigeneratore è un lavoro interiore lento, che richiede una grande continuità. Ci sono persone che praticano il movimento da più di vent'anni. E non si può dire che siano arrivate a qualcosa... anzi, siamo nella Via della spoliazione, ci si sbarazza di qualcosa.

-Si dovrebbe praticare tutti i giorni il Movimento rigeneratore?

- Non si "deve" niente. Ognuno fa come vuole.

-La continuità di cui parla allora è piuttosto una pratica regolare?

- Effettivamente esiste una certa regolarità che ciascuno sente per sé. Se si pratica una volta all'anno, per esempio, non si può certamente parlare di continuità... qui al dojo ci sono quattro sedute alla settimana, ma alcuni sentono il bisogno di partecipare a quattro sedute, altri a una, altri vengono ogni quindici giorni... dipende dai bisogni. Quando si pratica il movimento, per un primo periodo c'è una distensione; se si aveva un po' di insonnia, si dorme; se si faticava a digerire, si comincia a digerire senza alcun problema, tutto ha l'aria di regolarizzarsi. Ma se si continua la pratica del movimento, il corpo comincia a voler lavorare. Questo è un periodo in cui le cose sono un po' più difficili: avevamo le spalle completamente bloccate e si sono rilassate; ma non è sufficiente, bisogna ritrovare anche l'elasticità. Dunque, il corpo comincia a lavorare, a tirare, ad agire; lo stomaco che accettava tutto, improvvisamente comincia a dire: " questo alimento lo voglio, questo no" Il corpo agisce involontariamente per ritrovare la sua elasticità. E' il periodo dell'ipersensibilità in cui possono risvegliarsi vecchi dolori o sensazioni anche perturbanti. Sono momenti , a volte, un po' difficili da vivere. In seguito giunge il periodo di eliminazione: il nostro corpo ha lavorato bene, le vecchie sporcizie vengono quindi eliminate... Anche questo momento può sembrarci un po' strano... Le urine possono diventare molto scure, le eliminazioni molto forti, il corpo elimina tutto ciò che non gli serve. Possono esserci eliminazioni cutanee, la traspirazione diventa forte: è il processo normale. Se non lo si è capito bene, ci si preoccupa. Più si praticherà, più queste reazioni saranno rapide.


Durante gli stages Regis soavi tiene delle conferenze
in cui presenta il Movimento rigeneratore.


-Qualcuno mi ha detto che nella vostra concezione non esistono salute e malattia.

- La malattia è un processo di riaggiustamento del corpo: della malattia si vedono i sintomi. Se non si avessero sintomi non sapremmo di esser malati. Sempre più spesso le persone si ammalano a causa delle medicine e dei loro effetti collaterali! Diventa rischioso persino andare all'ospedale. Esistono persone che non sono mai malate: persone che sembrano forti e resistenti e poi un giorno muoiono di colpo. Sono divenute molto rigide. Il loro corpo non reagisce più a nulla. Noguchi definiva ciò "la malattia senza malattia". La malattia è ciò che permette, senza sosta, di stimolare una reazione, un rinnovamento. Se facessimo appello alle nostre difese immunitarie, il nostro corpo sarebbe capace di reagire e ne uscirebbe più forte. Quando si praticano le arti marziali, non si combatte veramente, è un allenamento; colui che si allena, il giorno in cui ha bisogno di saltare in un fiume per salvare qualcuno, può farlo, poiché il suo corpo è allenato. Nel caso della malattia è la stessa cosa: se il nostro corpo ha l'abitudine di reagire, se è abituato ad intervenire con ogni sorta di globuli bianchi o quant' altro, se è abituato a lavorare per riconoscere diversi tipi di microbi, a poter agire in rapporto ad essi, reagisce alla minima cosa. Oggi nessuno accetta la malattia, né il dolore. Si ha l'impressione che l'uomo civilizzato voglia vivere in un bozzolo, in una specie di sottomarino superprotetto, asettico, con uno schermo Internet per vedere il mondo dall'esterno! Ciò pone dei problemi anche ai medici. In Francia, recentemente, si ponevano il problema degli antibiotici: siamo talmente bombardati dagli antibiotici che oggi non hanno più effetto! Tutto ciò è una conseguenza della paura. Si mantiene la gente in uno stato di paura. Uno degli articoli di Tsuda ha per titolo Buongiorno malattia! I bambini non hanno paura della malattia, quindi reagiscono bene, spontaneamente e con vigore.

Durante gli stages Regis soavi tiene delle conferenze
in cui presenta il Movimento rigeneratore.



testo aggiuntivo n.1

- Perché Noguchi ha rinunciato alla terapeutica?

Quando era ancora bambino, Noguchi si era interessato al magnetismo animale, di cui aveva letto qualcosa. Si divertiva a fare esperimenti con i fratelli. Era d'altro canto il primo a stupirsi dei risultati. Un giorno vide la ferita di uno dei fratelli cambiare colore a mano a mano che lui applicava il proprio magnetismo. Fu un'esperienza impressionante, ma si dovette attendere un avvenimento di grande importanza perché quel gioco da ragazzi divenisse il punto di partenza della sua vocazione. Nel 1923, un terremoto di intensità straordinaria devastò tutta la regione di Tokyo e di Yokohama, abbattendo in un sol colpo per un vasto raggio tutte le costruzioni, le case, gli edifici pubblici, gli ospedali, eccetera. La gente vagava in questi luoghi devasta ti senza riparo e senza cibo. La dissenteria si propagò con grande rapidità tra i vicini di Noguchi. Un cataclisma di queste dimensioni escludeva ogni possibilità di soccorso. Egli vide una vicina che si torceva dal dolore e posò una mano su di lei, senza aver alcuna conoscenza tecnica, spinto soltanto da uno spontaneo desiderio di aiutarla. La donna si rialzò e lo ringraziò con un gran sorriso. Fu quel sorriso a decidere del suo futuro, malgrado la forte opposizione dei genitori, del padre soprattutto, che considerava tale pratica qualcosa di vergognoso e indecente. Già dal giorno successivo fu assalito da una folla di persone che venivano a chidergli delle cure. Così, questo ragazzo di dodici anni si impegnò in una via senza averne avuta l'intenzione, spinto dal ricordo di quel sorriso.
All'inizio credeva di avere un certo potere, una specie di dono particolre. Non tardò ad accorgersi del proprio errore. Tutti hanno le sue stesse possibilità, solo che lo si ignora. Dunque, a quell'epoca Noguchi esercitava la terapeutica, tuttavia, pur guarendo numerosi ammalati, egli sentiva nascere in sé un dubbio. Perché si ha bisogno di guarire la malattia?
"Guarire o non guarire, questo è il problema", si disse Noguchi. La scomparsa di un male minore precipita spesso le persone verso un nuovo genere di vita che rischia di condurle ad una catastrofe ancor più grave. Un mal di stomaco, finché dura, impedisce al malato di darsi a eccessi euforici. Si può forse allentare il freno impunemente quando l'auto si trova su un pendio che conduce a un precipizio? E' perfino pericoloso guarire unicamente la malattia se le persone non sanno cosa fare della loro vita dopo.
Un corpo che non si ammala mai è un corpo pigro. La malattia è una cosa naturale, è uno sforzo dell'organismo che tenta di recuperare l'equilibrio perduto. Ma la paura della malattia è una cosa artificiale, è una creazione dell'intelligenza umana, che è incapace di vedere in grande Più si cerca di guarire la malattia, più la si sostenta, perché l'impazienza impedisce l'evoluzione naturale del processo di recupero.
Essere malato è una cosa, essere prigioniero della malattia è un'altra. Una volta prigionieri, non si esce facilmente dalla sudditanza di essa. La malattia è guarita senza che il prigioniero sia liberato. Egli si indebolisce ogni volta che si ammala. Intanto apprende a sfruttare le prerogative che derivano dalla sua malattia e che consistono nell'attirare l'attenzione degli altri. Egli ne parla come se possedesse il più bel diamante del mondo.
E' bene che la malattia esista, ma bisogna che gli uomini si liberino dalla sua sudditanza, dalla sua schiavitù. E' così che Noguchi é arrivato a concepire la nozione di seitai; la normalizzazione del terreno, se si vuole. Non ci si occupa delle malattie, è inutile guarire.
Se si normalizza il terreno, le malattie spariscono da sole. E in più, si diventa più vigorosi di prima. Addio terapeutica. Fine della lotta contro le malattie.



testo aggiuntivo n.2

Itsuo Tsuda parla della sensazione

Qual è dunque l'Universo di cui parla Noguchi? Esso è, se vogliamo - non potendo trovare definizioni migliori - l'Universo della sensazione.
La sensazione non ha coordinate oggettive. Tre ore trascorse a discorrere possono sembrare molto brevi, un minuto di attesa dell'autobus puè sembrare lunghissimo.
La vera sensazione non ha un linguaggio che le sia proprio. Si tenta di renderla comunicabile, servendosi di parole che hanno un valore relativo. Se spogliamo la nostra esperienza personale da ogni tentativo di coordinazione, non ci rimane altro che la sensazione. Di fatto, la vita comincia con la sensazione e, allo stesso modo, finisce con essa. Nel frattempo ci si organizza.
La sensazione scompare via via che la società si organizza per sostituirla con le parole. Bisogna sottomettersi alle costrizioni verbali per poterla comunicare. Si finisce per confonderla con l'idea che di essa abbiamo. Si crede di provare una sensazione, mentre si tratta soltanto di qualcosa che ci frulla in testa. D'altronde, proprio questo costituisce il fondamento di tutte le tecniche di pubblicità.
La sensazione pura non ha dimensione: l'Universo non è più grande di un seme di papavero.
Se nell'universo della percezione, si riescono a scoprire galassie che distano milioni di anni luce, non per questo la nostra vita, in quanto sensazione, ne viene minimamente influenzata. Un grano di pepe nel cibo, una spina in un dito o un grido di un bebè, avranno più effetto su di noi che una scoperta scientifica.
Per noi che siamo modellati nella concezione meccanicistica della vita, è difficile accordare alla sensazione un ruolo più importante di quanto sia ammesso nella società.
In questo modo, via via che la sensazione si allontana dalla nostra vita, questa viene privata di tutto ciò che le è connaturale: il movimento naturale e spontaneo del corpo, la differenza tra il gradevole e lo sgradevole, il funzionamento normale dell'organismo. Ci saranno sempre più persone con difficoltà di movimento. E' il prezzo che si paga alla civiltà.
Invece, man mano che si recupera la sensazione, la prospettiva cambia, l'orizzonte si allarga, il movimento diventa più libero. L'idea di essere noi stessi il centro dell'Universo diventa concepibile.



Articolo di Monica Rossi pubblicato sulla rivista "Arti d'Oriente" (num.4 / maggio 2000)