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L’AFFINITÀ TRA KATSUGEN UNDO ED ESPRESSIONE

Il 29 settembre 2018 abbiamo inaugurato un nuovo locale, adiacente al nostro dojo, che ospita l’Atelier d’Expressione. Abbiamo così chiesto ad Andrea Quartino, praticante del nostro dojo, di raccontarci la sua esperienza rispetto all’Atelier, di seguito il suo articolo.

Ingresso principale del nuovo Atelier d’Expressione in via Fioravanti 30, Milano.

Il 29 settembre 2018 abbiamo inaugurato in un locale accanto al nostro, nel cortile di via Fioravanti 30 a Milano, la nuova sede dell’Atelier Expressione. Cosa c’entra il dojo Scuola della Respirazione con un atelier di pittura? Perché l’abbiamo aperto? La scoperta dell’affinità tra Katsugen undo ed Espressione risale al 1985 quando Régis Soavi Sensei, che aveva iniziato a condurre degli stage a Milano da forse meno di un anno, è stato ospitato in un appartamento, o più precisamente in una stanza, in cui c’era stato un atelier d’Espressione [1]. Allora, Soavi Sensei non lo sapeva, la stanza era spoglia, ma ha percepito il ki (ambiente) che impregnava i muri su cui alcuni anni prima bambini e adulti avevano dipinto. Ne è stato talmente colpito che, dopo aver chiesto informazioni e essere tornato in Francia, ha voluto conoscere Arno Stern, lo scopritore dell’Espressione, ha letto i suoi libri ed articoli e per una decina d’anni ha avuto con lui uno scambio intenso.

Arno Stern, lo scopritore dell’Espressione.

Da allora Régis Soavi Sensei ha sempre promosso nelle città dove insegna da 35 anni (Tolosa, Parigi e Milano) la creazione di atelier d’espressione, in qualche modo legati ai dojo. Il primo di questi atelier è nato a Tolosa [2]. È stato qui che, nel luglio 1993, in occasione dello stage d’estate, ho incontrato l’Espressione. È stata solo una seduta, ma è stato un colpo di fulmine, una rivelazione incredibile, per cui, ogni anno, quando andavo allo stage d’estate cercavo di partecipare ad almeno una seduta dell’atelier. Per me, che praticavo il Katsugen undo da pochi anni, la pratica dell’Espressione era qualcosa di semplice e piacevole, estremamente piacevole, poter dipingere e tracciare liberamente, senza condizionamenti, senza giudizi e sguardi altrui, era la possibilità di svuotarmi la testa ed esprimermi in piena libertà, con un vero divertimento interiore.
Per poter praticare l’Espressione in modo regolare ho dovuto aspettare alcuni anni, quando una coppia di praticanti della Scuola della Respirazione ha aperto a casa loro un atelier. Li ho aiutati, come altri membri del nostro dojo, ad allestire questo spazio ed appena sono iniziate le sedute vi ho praticato fino alla chiusura, in seguito al trasferimento di questa coppia.
Così, per alcuni anni, a Milano non c’era più un atelier legato al dojo. Mi sono chiesto se andare a praticare in un altro atelier, ma di fatto ho continuato a praticare l’Espressione solo quando andavo a uno stage di Régis Soavi Sensei a Parigi, dove nel frattempo era nato un altro atelier di pittura.

Nel 2008, Cristina B., che aveva condotto negli ultimi mesi le sedute nell’atelier di Milano prima della chiusura, ha aperto l’Atelier Expressione che nel corso degli anni ha cambiato due volte sede. In entrambi questi spazi, oltre praticare regolarmente, ho partecipato attivamente ai lavori per adattare i locali alla pratica dell’Espressione.

Alla fine dell’anno scorso, il proprietario del nostro dojo ci ha informato che lo spazio accanto al nostro nella primavera 2018 si sarebbe liberato. Finalmente! Sono 20 anni che teniamo d’occhio questo locale a pianta più o meno quadrata di circa 30mq dicendoci: “Ah, sarebbe l’ideale per farci un atelier di pittura, chissà quando si libererà”. Senza ripercorrere anche la storia degli ultimi mesi, il 5 agosto, si arriva alla firma del contratto d’affitto. I lavori per l’allestimento iniziano, con la partecipazione di molti membri del nostro dojo, fino all’apertura ufficiale con la festa d’inaugurazione di fine settembre in cui abbiamo proiettato un video e brindato a questo nuovo inizio.

Inaugurazione nuovo locale dell’Atelier d’Expressione

Siamo contenti di aver accolto oltre una trentina di persone, tra grandi e piccoli, genitori e figli, che sono venute a vedere questo spazio che fino a pochi mesi prima era un deposito di materiali edili e che abbiamo trasformato in un luogo di pratica. Hanno avuto la possibilità, insieme alla gran parte degli iscritti del dojo, di vedere le pareti coperte di tracce colorate, di ascoltare le parole di Stern guardando il video e di informarsi sullo svolgimento delle sedute che sono appena iniziate ad ottobre.
Spero di aver dato un’idea sufficientemente esaustiva del perché e del come il dojo Scuola della Respirazione sostiene l’Atelier Expressione. Certo lo slancio che viene dall’insegnamento e dall’azione di Régis Soavi Sensei è stato ed è decisivo.
Infine, un aspetto fondamentale che evidenzia l’affinità tra Katsugen undo ed Espressione: entrambe le pratiche favoriscono la normalizzazione del terreno dell’individuo permettendogli di ritrovare capacità universali che all’origine appartengono ad ogni essere umano e che in ognuno restano per tutta la vita, per quanto vengano dimenticate e nascoste perché represse dai condizionamenti della scuola, dell’educazione e della società. Nel caso dell’atelier, questa capacità, che è allo stesso tempo un bisogno, è quella di esprimere le Tracce che fin dalla nascita, o anche prima, sono presenti nella memoria organica di chiunque, indipendentemente dalla latitudine e dalla cultura in cui è nato. In proposito, Régis Soavi Sensei dice:

“Perché si manifesta questo bisogno di tracciare? Esso si manifesta perché, a livello delle nostre origini, del nostro organismo, noi abbiamo una memoria. Arno Stern la definisce “memoria organica”, una specie di registrazione. Abbiamo il bisogno di tracciare ed esistono momenti di svolta in cui le tracce, all’improvviso, emergono: per riequilibrarci, abbiamo bisogno di lasciar fluire queste registrazioni. Ecco il vero fondo dell’Espressione: lasciar fluire queste registrazioni.”[3]

In quale modo avviene ciò? È difficile dire qualcosa di più a parole… se volete scoprirlo concretamente, consigliamo di venire a farlo di persona alle sedute dell’Atelier Expressione di via Fioravanti 30, per vedere le potenzialità che caratterizzano questa nuova avventura!

Andrea Quartino

 

 

[1]Régis Soavi, Dipingere in un atelier di espressione, una pratica del Non-Fare 2003. http://www.atelierespressione.org/Conferenza.pdf
[2]Per la storia, ricca di importanti sviluppi, di questo luogo vedi http://10dalmatie.org/aventure-commence-aurore/
[3]Régis Soavi, Ibid.

ITSUO TSUDA, CALLIGRAFIE DI PRIMAVERA. UN DESIDERIO DIVENUTO REALTÀ

Il 18 e il 19 maggio 2018 abbiamo presentato nel nostro dojo la monografia dal titolo Itsuo Tsuda, Calligrafie di primavera. Abbiamo esposto più di 80 riproduzioni fotografiche di ottima qualità delle calligrafie del Maestro Itsuo Tsuda (scelte tra le 116 presenti nel libro) insieme a tre calligrafie originali: la Quiete interiore, Il Sogno e La Tigre.

       Esposizione fotografica sui tatami

Nel maggio 1978 Itsuo Tsuda inizia a tracciare delle calligrafie, esponendole nel suo dojo di Parigi per i suoi allievi che possono acquistarle. All’inizio quasi nessuno in Europa sapeva cosa fosse la calligrafia orientale; gli stessi suoi allievi non erano certo degli esperti, anche se seguivano il suo insegnamento della pratica dell’Aikido e del Katsugen undo e leggevano i suoi libri, non avevano una grande sensibilità rispetto alle calligrafie e le compravano soprattutto per ammirazione del loro Maestro. Col tempo però la sensibilità di alcuni di loro si affina e iniziano a interessarsi anche alla calligrafia in generale. Tale interesse spinge “nel maggio 1981 una coppia di praticanti, Tania e Régis Soavi,” a visitare “una mostra di calligrafie zen […]. La mattina successiva, ne parlano a Itsuo Tsuda che vi si reca e ritorna entusiasmato dalle opere viste. È allora che nasce l’idea di regalargliene una; la scelta cade su una calligrafia di Hakuin” (Itsuo Tsuda, Calligrafie di primavera, p. 459).

        Sara R., Carla D’A. e Andrea Q. durante la presentazione del libro

Si tratta di una calligrafia molto costosa e viene organizzata una raccolta di fondi nei diversi dojo d’Europa per poter fare questo regalo. Questa sensibilità verso l’opera calligrafica del Maestro fa nascere, qualche tempo dopo, il desiderio di raccogliere le riproduzioni delle calligrafie originali che erano state acquistate da allievi francesi, svizzeri, spagnoli e italiani, e che erano quindi sparse in diversi paesi europei. Il Maestro Tsuda è d’accordo, ma con la sua scomparsa il progetto si ferma. In ogni caso questo desiderio resta forte per alcuni allievi; negli anni ci sono tentativi di raccogliere almeno una parte di queste opere.

Régis Soavi in particolare non perde occasione di parlarne ai suoi allievi negli stage che conduce a Parigi, Tolosa, Milano ed altre città europee. Ed è soprattutto grazie a lui che tale desiderio mai sopito si è finalmente realizzato, dopo quasi trentacinque anni, e a quaranta dalle prime calligrafie del Maestro. Itsuo Tsuda, Calligrafie di Primavera è un’opera che valorizza queste calligrafie e permette di far conoscere al pubblico italiano (dopo quello francese) questo patrimonio incommensurabile, rendendolo accessibile alle generazioni future.

Personalmente, insieme a Carla D’Ambrosio e altri, ho avuto l’onore e la gioia di partecipare alla realizzazione di questo libro contribuendo alla sua traduzione dal francese all’italiano. Un lavoro che mi ha permesso di avvicinare e penetrare maggiormente il mondo delle calligrafie di Itsuo Tsuda, che pure conoscevo da molti anni. Grazie, infatti, alla presenza delle sue calligrafie nei dojo della nostra Scuola, che tra l’altro salutiamo entrando sui tatami, sono abituato ad esse ma non ne ho mai avuto una conoscenza approfondita fino all’uscita di quest’opera.

Nei due giorni durante i quali abbiamo presentato il libro, siamo rimasti entusiasti di vedere un gran numero di visitatori: un centinaio la sera dell’inaugurazione e una cinquantina il giorno successivo con un flusso più discreto ma costante e interessato, in tutto 150 persone. Quel che più conta, non è il numero ma l’impatto che l’evento ha avuto e avrà nello spazio e nel tempo grazie alla qualità intrinseca dell’opera e anche all’intenso lavoro di preparazione, allestimento e comunicazione che abbiamo fatto nei mesi precedenti l’evento. Nonostante l’impegno di questo lavoro, abbiamo avuto momenti di gioia e di esaltazione. Alla fine siamo a ragione soddisfatti perché volevamo invitare le persone di Milano a una festa degna di questo nome, e così è stato. La presentazione e la mostra hanno dato la dovuta risonanza a un’opera così unica sia per la ricchezza dell’insegnamento che il Maestro Tsuda ha trasmesso tramite le sue calligrafie, sia per l’accuratezza con cui essa è stata scritta e pubblicata.   

Andrea Quartino

Misogi del primo gennaio

Disponibile in italiano sul blog della Scuola Itsuo Tsuda un articolo su un momento particolare della vita dei nostri dojo.

 Le note che seguono hanno la funzione di ritracciare le origini e i momenti importanti della preparazione e dello svolgimento del Misogi del primo gennaio così come si pratica nei dojo della Scuola Itsuo Tsuda. Non sostituiscono in nessun modo la trasmissione orale e il vissuto della cerimonia, sono solo indicazioni non un procedura imposta da seguire. Per aiutare a entrare meglio nell’ambiente di questi momenti, sembra utile presentare questo testo basandosi sui tre ritmi della tradizione giapponese: jo -ha -kyu.

Ecco sull’argomento, qualche estratto del libro di Itsuo Tsuda, La scienza del particolare: « Studiando il teatro Nō, ho conosciuto i tre ritmi: jo -lento, ha -normale, e kyu -rapido […]. Jo significa introduzione, ha rottura, cambiamento, e kyu rapido […]. I frutti crescono gradualmente (jo), maturano a vista d’occhio (ha), e di colpo si staccano dai rami (kyu). »

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Seitai-do?

Disponibile in italiano sul blog della Scuola Itsuo Tsuda un articolo sul Seitai ed il Katsugen undo.

Recentemente siamo stati interpellati a proposito di questa frase: H. Noguchi, creatore del Seitai e del Katsugen undo. Il Katsugen undo sarebbe dunque separato dal Seitai? Si fa del Seitai quando si fa del Katsugen undo?

La nostra Scuola, che s’inscrive nella “discendenza Tsuda”, propone la pratica del Katsugen undo – tradotto con Movimento rigeneratore – come è stato trasmesso da Itsuo Tsuda negli anni settanta. Itsuo Tsuda ha volontariamente escluso il Seitai dal suo insegnamento, in quanto voleva trasmettere SOLO il Katsugen undo?

Se è vero che non ha formalmente insegnato il Seitai soho (tecnica Seitai), tutti i libri che scrisse Itsuo Tsuda parlano di Seitai. Tutti senza eccezione.

Allora, Seitai? Katsugen undo?

Tenteremo qui di precisare la nostra posizione e di apportare elementi di risposta:

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